venerdì 23 agosto 2013

Un'insolita quiete

Immagini estive di una Monza deserta... sì, vista così era persino bella!

Piazza Carrobiolo con la chiesa di S. Maria.

Sempre Piazza Carrobiolo...

E ancora, con vista del campanile
di S. Pietro Martire.

La facciata di San Pietro Martire.

Qui in tutta la sua bellezza (qualità della foto a parte)
... la mia chiesa monzese preferita.

Sempre S. Pietro e la sua piazzetta.

Il Duomo... su cielo blu.



giovedì 27 giugno 2013

Un avvenire da Barbapapà


Papà, lo sai che quando sarai vecchio ti crescerà la barba?

Molto lunga.

Poi ti cresceranno anche i baffi.

Poi i baffi si attaccheranno alla barba.

Prima sarà marrone, poi diventerà bianca.




(Riflessioni di Gabriele durante la cena in pizzeria)

I Re Magi a Brugherio




Direttamente dalle mani di Roberto Gallon, ideatore di tutta l’iniziativa, lunedì scorso ho ricevuto una “scintillante” copia del libro “I Re Magi a Brugherio”. 

Il volume raccoglie 21 fra racconti e poesie scritti da alunni dell’Istituto Comprensivo di Brugherio, scelti fra 80 partecipanti al concorso letterario che aveva per tema il Viaggio dei Re Magi. Per la storia, fra leggenda e realtà, delle reliquie dei Magi a Brugherio, vi rimando alla relativa pagina del sito del settimanale “Noi Brugherio”.

L’illustrazione di 10 racconti è stata affidata agli illustratori "sarmediani" del W.A.I. - Week End Artistici Itineranti (con un paio di new entries!) e ne è nata una piccola, fresca e imprevedibile pubblicazione. 

Illustrazioni di
F. Facchinetti, S. Gessaga, L. Costanzi,
I. Christandl, I. Mozzi, S. Selici, M.E. Gonano,
C. Buccheri, N. Ugliano, R. Bossù

Degni di nota, per la loro consueta profondità, i commenti di suor Maria Gloria Riva a ciascuna illustrazione.

Qui le iniziative che hanno accompagnato fra maggio e giugno la celebrazione del Quattrocentesimo anniversario della Traslazione delle Reliquie a Brugherio.










sabato 22 giugno 2013

Illustrazione Scolastica, questa sconosciuta



Illustrazioni tratte da: Sulla via dell'ABC - Mario Mazza
Ed. La scuola, Brescia 


Nel corso dell’anno, l’attività professionale che mi occupa la maggior parte del tempo è l’Illustrazione per l’Editoria Scolastica. 
Un filone assai discusso, anche da gran parte degli stessi illustratori, quasi fosse necessariamente un’occupazione di serie B rispetto alla creazione di albi illustrati. 

È indubbio che si tratti di un settore differente, la cui importanza, però, meriterebbe di essere sottolineata con maggiore rispetto, sia da parte degli Editori che degli Illustratori, anche solo per il fatto che i libri scolastici sono sotto gli occhi dei nostri bambini sin dalla tenera età: da diversi anni, infatti, persino la Scuola dell’Infanzia propone veri e propri Album Operativi in sostituzione alle vecchie “schede” spesso disegnate e fotocopiate dagli stessi insegnanti. Ho scoperto da poco che esiste addirittura un nuovo filone di testi propedeutici rivolti ai piccolissimi utenti degli asili nido. Senza pensare che si possa arrivare ai... testi prenatali, credo comunque che l'Editoria Scolastica dovrebbe essere un canale privilegiato per trasmettere ai piccoli lettori le nozioni del "bello" anche sui banchi di scuola in cui trascorrono gran parte delle loro giornate. Molti bambini e ragazzi, purtroppo, conoscono l’illustrazione solo attraverso i testi scolastici, poiché non tutte le famiglie hanno l’attenzione di proporre loro altri libri illustrati.

Sfogliando negli ultimi anni i libri di testo dei miei figli, ho spesso notato una trascuratezza, una vera e propria sciatteria nella scelta delle numerosissime immagini; mi sono sempre chiesta il perché, finché non mi sono trovata a fare parte degli... addetti al lavoro e le mie riflessioni hanno assunto maggiore concretezza.



Lo scopo dell'Illustrazione Scolastica è abbastanza scontato, tuttavia ne ricordo qui gli aspetti principali.

Anzitutto, la memoria visiva è fondamentale, soprattutto nei primi anni di vita, per consolidare nella mente anche concetti astratti. La memoria visiva incide infatti sui nostri ricordi per oltre l'80%: le immagini restano impresse assai più delle nozioni ascoltate o lette. Ecco dunque che un'immagine a fianco del testo aiuta a memorizzare il testo stesso: è capitato a tutti di ricordare ancora oggi un brano studiato molti anni or sono proprio grazie a una "figura" di cui abbiamo ancora presenti i particolari e la posizione nella pagina.

In altri casi l'immagine è in sé necessaria proprio al fine della comprensione del testo: accade in particolare con le illustrazioni a corredo dei testi delle discipline d'area scientifica (matematica, geometria, scienze, geografia...): che forma ha un triangolo isoscele? Come è fatto l'apparato respiratorio? Come si rifrange la luce attraverso una lente? Come è strutturata una dorsale oceanica? Far proprie queste nozioni basandosi unicamente sul testo scritto sarebbe estremamente più faticoso per gli studenti di ogni grado d'istruzione, tant'è che anche nei saggi universitari l'illustrazione ha tuttora un'efficacia assai rilevante.

1. Illustrazione per Manuale di Discipline Scientifiche, Scuola Secondaria I Grado
2. Illustrazione per Manuale di Discipline Scientifiche, Scuola Secondaria I Grado


Ancora, l'illustrazione può essere essa stessa "esercizio", parte integrante della didattica scritta, come nel caso degli esercizi di varie discipline, dalla fonetica all'aritmetica:


3. Visualizzazione del segno "maggiore di".
4. Quanto fa?


In alcuni casi, come in molti albi illustrati, anche nei manuali scolastici il testo o l'esercizio sono inseriti nell'illustrazione stessa che ne diviene contesto, oltre che semplice contenitore:


5. Esercizi sulle quantità per la Prima Classe Primaria.


Avvicinandomi personalmente all'Editoria Scolastica ho scoperto come, almeno in Italia, esistano dei parametri piuttosto rigidi. Inizialmente, osservando alcuni disegni tracciati in modo davvero sommario, mi ero fatta l'idea che il "problema" principale fosse semplicemente la qualità dell'immagine dovuta al grado di abilità - o meno - dell'illustratore. Non pensavo vi fossero molti limiti di stile e di tecnica. In realtà la questione è assai più complessa e le richieste da parte degli Editori sono molto precise per questioni che hanno a che fare principalmente con la didattica, ma non solo...

Soprattutto per la Scuola dell'Infanzia, le caratteristiche del disegno devono rispondere a determinati parametri che indubbiamente condizionano anche il nostro stile personale. 
Di seguito le linee-guida che ho riscontrato lavorando per questo target con diversi Editori.

Le scene illustrate, quasi sempre su fondo bianco o - se richiesto - appena accennato, devono necessariamente contenere un numero molto limitato di elementi, i soli necessari a descrivere l'azione. I personaggi (e anche gli oggetti) devono nel limite del possibile vedersi interamente e non sovrapporsi l'uno all'altro. Ancora, i personaggi devono essere posti quasi del tutto frontalmente, prestando attenzione che gli arti stessi non si sovrappongano al busto o tra loro. È evidente come lo schema compositivo che ne risulta sia piuttosto statico.

Anche i lineamenti dei personaggi non sono sempre lasciati alla libera interpretazione dell'illustratore: capita che vengano fornite precise indicazioni su proporzioni ed elementi stilistici.
La tavolozza varia da Editore a Editore: alcuni pongono limitazioni più ferree (solo colori primari + verde, arancio, rosa; marrone solo per gli elementi naturali che lo richiedono), altri lasciano maggiore libertà all'illustratore.

La motivazione apportata dagli Editori rispetto a tali scelte è principalmente la leggibilità delle immagini da parte dei bambini: in pratica si tende a disegnare come si suppone farebbero i piccoli stessi. Personalmente non condivido totalmente questa linea di pensiero, ritenendo per esperienza che i bambini - anche piccoli - siano in grado di cogliere aspetti più complessi di quanto noi adulti crediamo: un bambino di quattro-cinque anni riesce a mio parere a distinguere e a riprodurre, per fare un esempio, il significato formale di una figura o di un animale in movimento con gambe/zampe che si incrociano o parti sovrapposte:

Disegno dell'Autrice - 5 anni

Anche la tavolozza utilizzata dai piccoli mi sembra estremamente varia, non limitandosi necessariamente ai colori primari:

Disegno di Laura, 4 anni

Per quanto riguarda la Scuola Primaria le limitazioni a livello compositivo sono inferiori, ma permane una generale richiesta di uniformità di stile e di tecnica.

Per la Scuola Secondaria ho notato la tendenza alla schematizzazione, fino a giungere ad uno stile grafico che sarebbe apprezzabile, per l'immediata leggibilità, se non arrivasse in talune pubblicazioni davvero ai limiti dello scarno:



La tecnica è un elemento che accomuna ormai l'Illustrazione Scolastica di tutti i gradi: possiamo affermare che le tecniche digitali siano utilizzate nella quasi totalità delle pubblicazioni italiane del settore. In questo caso credo che la scelta non sia esclusivamente editoriale: in un campo in cui le "correzioni" sono relativamente frequenti (le illustrazioni sono sottoposte a diversi "giri" di approvazione - dalla redazione all'eventuale commissione pedagogica), è ovvio che si privilegi una tecnica in cui sia meno invasivo e più rapido apportare modifiche.

6. Manuale di Lingua Inglese - Scuola Primaria

I compensi sono relativamente uniformi e variano sostanzialmente aumentando per grado di istruzione, più che da Editore a Editore.
Un lato molto positivo di questo settore della nostra professione è che consente una relativa continuità e la possibilità di una programmazione almeno stagionale.
Vissuta con dedizione e un minimo di passione, è un'attività al contempo divertente e arricchente, offrendo la possibilità di approfondire svariati argomenti.

In realtà è un campo professionale impegnativo che necessita, da parte dell'illustratore, molta elasticità e disponibilità ad adattarsi. 
Proprio perché, come scrivevo all'inizio, ritengo che l'Editoria Scolastica sia però a tutti gli effetti una via di trasmissione privilegiata non solo del sapere, ma anche dell'educazione alla bellezza, la mia riflessione è volta:
-  a comprendere, sondando se vi fa piacere anche il vostro pensiero a riguardo, fino a che punto sia impossibile, da parte degli Editori "osare" qualcosa in più a livello stilistico, avvicinandosi maggiormente al panorama contemporaneo dell'Illustrazione dell'Infanzia pur mantenendo le imprescindibili finalità didattiche e le relative caratteristiche di leggibilità;
- a valutare quale sia il limite "etico" nell'indicazione (che in taluni casi rasenta l'imposizione) di elementi stilistici magari in contrasto con la personalità dell'artista cui viene affidata l'esecuzione;
- a cogliere, infine, il rischio di un vero e proprio appiattimento dell'offerta, irrigidita su schemi uniformi che forse varrebbe la pena provare a variare.

Illustrazione di Massimiliano Longo per Editoria Scolastica
Illustrazione di Paolo Domeniconi
Illustrazioni di Silvia Raga per la Scuola dell'Infanzia
Illustrazioni di Anne Crausaz (particolari)

Vi lascio dunque con questi quesiti e con le fresche immagini qui sopra, sperando che anche qualche Insegnante ed Editore vogliano donarci la loro preziosa opinione!


(Illustrazioni numerate da 1 a 6: 
M.E. Gonano per 
Zanichelli, Giunti Scuola, Raffaello Editrice.
TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI).


giovedì 13 giugno 2013

Pensieri d.o.c. sull'Illustrazione!


Su "La Matita Rossa" uno scritto di Liza Schiavi a proposito dell'illustrazione quale particolare mezzo di rappresentazione della realtà. Qui la pagina dell'articolo. 
Grazie Liza, seguiremo d'ora in poi le tue riflessioni mensili sull'illustrazione!


lunedì 3 giugno 2013

E di Lupi soltanto



Dedicato a Lupasky-the-original, ovviamente.
Che da buon siberiano, a  dirla tutta, forse era più Lupaskij che Lupasky.


lunedì 27 maggio 2013

Di Lupi, Piombo e Maestre


Da bambina avevo un Lupo. 
Non un cane-lupo, ma un Lupo vero, di quelli che ululano alla luna piena, e chi ha la ventura di ascoltarli sente vibrare nel profondo ancestrali paure di notti oscure e sinistri scricchiolii e belve predatrici. 
Da bambina avevo un Lupo, sì… credo che fosse giunto a me da cucciolo e con me cresciuto, indipendente e fiero nel carattere, ma leale negli affetti. 

Aveva un nome: Lupasky (no, non c’entra con Diana e segreti), che alle mie orecchie di bambina suonava giusto un po’ siberiano. 
Lupasky trascorreva gran parte del pomeriggio e della notte scorrazzando nel giardino condominiale, non essendo certo ospite idoneo per un appartamento di città, però ogni giorno veniva a scuola con me. Docile, camminava al guinzaglio, al mio fianco e ben accetto ai miei compagni di tragitto. 



Ho tuttavia la sensazione che ai loro occhi, e a quelli dei passanti, la scena apparisse così: 



Sorvoliamo su questo particolare. Del resto, chiunque di voi notasse per strada una bambina di dieci anni camminare con un guinzaglio penzoloni alla mano, potrebbe semplicemente pensare che 

a) la bambina possieda un normalissimo cane e l’abbia slegato per qualche istante dalla catenella del guinzaglio permettendogli di fare una corsetta nel prato lungo la strada; 

b) la bambina possieda un vero Lupo tutto suo. 

Inutile ribadire che il mio caso fosse il b), anche perché non ho mai avuto un cane. 


A scuola Lupasky era educatissimo. Si accucciava quieto ai piedi della mia sedia e approfittava per farsi una siesta, riprendendosi dalla fatica delle lupose scorribande notturne. All’intervallo si svegliava con qualche sonoro sbadiglio, mostrando tutta la sua ragguardevole dentatura e accettando di buon grado qualche merendina dai miei compagni. 



La Maestra Pinuccia chiudeva un occhio; l’importante era che Lupasky non disturbasse le lezioni e che non gironzolasse libero per l’aula e i corridoi. 
Qualcuno, del resto, avrebbe potuto spaventarsi o fare rimostranze. 


9 maggio 1978. 
Non ricordo se stessimo svolgendo aritmetica, italiano, oppure storia o geografia... 
Il bidello bussò alla porta; all’”avanti” della Maestra Pin, le si avvicinò e sussurrò qualche parola con lo sguardo più serio del solito. 
La Maestra ci spiegò che era arrivata una circolare con l’annuncio dell’uccisione di Aldo Moro e l’indicazione di abbassare a tre quarti tutte le tapparelle delle aule, in segno di lutto. Il silenzio scese in classe insieme agli scuri. 
La maestra Pin ci parlò di quegli “anni di piombo” che stavamo attraversando e noi ascoltavamo ammutoliti. 
Solo Lupasky, irrequieto, si agitava un poco ai miei piedi; la catenella del guinzaglio sferragliava fastidiosamente sfregando sulla gamba metallica della sedia. 

“Maria Elena, porta fuori il cane”. 

Mi alzai e accompagnai Lupasky fuori dall’aula, assicurandolo a un pomello degli appendiabiti in corridoio, poi rientrai in classe, un poco imbarazzata a causa del rimprovero. 



A distanza di anni provo ancora grande ammirazione per l’apertura, la modernità e la prontezza di spirito della mia amatissima Maestra. 

Eppure non mi spiego come abbia potuto scambiare un fiero Lupo siberiano per un comunissimo cane.



sabato 18 maggio 2013

Un angolo per Carlotta

Carissimi, ho pensato di creare un angolino apposta per rileggere in pace le storie di Carlotta: una specie di poltrona virtuale con tanto di tavolino e una pila di vecchi giornalini... 
Dunque, da oggi in poi, i post di Carlotta che avete letto qui sono tutti raccolti in Un angolo per Carlotta, insieme alle prossime storie che continuerò a pubblicarvi fino a esaurimento.

A presto... nella stanza accanto!


domenica 5 maggio 2013

Illustrazione naturalistica e divulgativa: intervista su "Scienzainrete"


Anna Sustersic, giornalista scientifica di OggiScienza, ha rivolto alcune domande alla sottoscritta e all'illustratrice Annapaola Del Nevo riguardo alla nostra professione (Annapaola ed io lavorammo insieme, fra l'altro, ad alcuni volumi di Jaca Book), scrivendo del valore storico e attuale dell'affascinante mondo dell'illustrazione naturalistica e divulgativa in rapporto ai più moderni mezzi videofotografici e digitali.

Potete leggere QUI l'interessante articolo.


Illustrazione tratta da "Insetti del Prato" - ed. Il Paese del Sole, 2012




domenica 21 aprile 2013

Bentornata Carlotta!


Lo scorso novembre mi giunse una simpatica e-mail da un ragazzo che mi chiedeva, essendo incappato per caso nel mio nome sul web, se fossi proprio io l'autrice di Carlotta, personaggio a fumetti del "Corrierino" in una serie di numeri fra il 1993 e il 1994. Allora Andrea (è il nome del mio gentilissimo fan) era naturalmente un bambino, ma ricorda di essersi affezionato a questa bidimensionale, pestifera ragazzina dai capelli rossi e crespi. Mi chiedeva informazioni su come fosse nato il personaggio, e da quello scambio di e-mail mi è venuta l'idea di presentare Carlotta anche a voi.


Carlotta nacque nel 1991, una semplice striscia di 4 vignette che ritraeva una bambina maldestra impegnata, con alcune compagne, in una lezione di danza classica. Il tratto stesso un po' impacciato, questa è la sua prima comparsa sulla carta (credo che per leggere meglio possiate cliccare sull'immagine):



L'anno successivo, il 1992, Walt Disney inaugurò il mensile Star Dance, pensato proprio per le ragazzine appassionate di danza. La rivista conteneva varie rubriche, interviste a stelle della danza classica e moderna, giochi a tema, un fotoromanzo (Michi & Vale, due amiche a scuola di danza)... quale migliore ambiente per l'aspirante danzatrice Carlotta? 
A partire dal primo numero, uscito a dicembre 1992, Carlotta divenne la mascotte del giornalino. Qui sotto il suo... debutto in società sul frontespizio:




La sua presenza fra le pagine di Star Dance consisteva, per ciascun numero,  in tre strisce a fumetti di mia ideazione (fu mantenuta la stessa impostazione di 4 vignette nata casualmente l'anno precedente) e in un racconto illustrato di tre pagine a firma di Alberto Savini, sul tema "Carlotta e lo sport": ogni mese Carlotta tentava di avvicinarsi ad una nuova specialità sportiva, ovviamente sempre con esiti al limite del disastroso.



Procedendo la pubblicazione, a fianco di Carlotta andavano delineandosi in modo sempre più caratterizzato le figure di alcune sue compagne di avventura. Prima fra tutte Brigitta, sveglia ragazzina dalla pelle scura, in futuro migliore amica di Carlotta. Alberto Savini intanto prendeva sempre più confidenza con il personaggio, scrivendo su misura per lei spassosissime avventure e affinandone il carattere.
Carlotta era sì maldestra, ma anche molto intelligente, vivace e piena di fantasia e risorse nelle situazioni più imprevedibili.


A luglio del 1993 mi venne chiesta una prova da Rizzoli per il Corrierino. 



Carlotta avrebbe lasciato il corso di danza e le sue sventurate pratiche sportive approdando al settimanale dei piccoli di Corsera sotto una nuova veste: ancora grazie alle vivaci sceneggiature di Savini, dal 17 settembre 1993 la ragazzina iniziò a frequentare la mitica "II A" insieme a Brigitta e ad altri comicissimi compagni di scuola media.

Nella prima storia pubblicata sul Corrierino, "Ritorno a scuola", i nuovi amici di Carlotta sono presentati uno ad uno: il timido Arturo, appassionato di cinema; naturalmente Brigitta, compagna di banco della protagonista e con il pallino dell'investigazione; Francesca detta Franz, ragazzina dai modi "militari"; GeiAr, paffuto figlio di mamma fanatica di soap-opera; Iolanda la sportivissima; Osvaldomaria, viziatissimo rampollo di nobili origini; Peppino, il "tiramisu" della compagnia; Susy, la bellissima del gruppo, e infine il fascino misterioso di Zaccaria... che porta jella appena apre bocca!
Provate a riconoscerli tutti in questo bozzetto per un banner augurale:




Le vicende scolastiche della II A avevano come compagni di rivista Tom e Jerry, Gatto Silvestro, la Pimpa, Noi Mostri, il cane Gino, James Bond jr, e molti altri che i bambini dell'epoca ricorderanno.

Nelle prossime settimane vi pubblicherò qui (Un Angolo per Carlotta), in ordine più o meno cronologico, le ormai introvabili storie di Carlotta, partendo proprio dagli esordi di Star Dance.
Dunque a prestissimo!







lunedì 8 aprile 2013

sabato 19 gennaio 2013

Piccole gioie di una piccola pausa


Prima o poi quel delizioso istante arriva. Consegnate centinaia di pagine illustrate che hanno richiesto settimane di intenso lavoro, letteralmente senza sosta…


Alzarmi finalmente dal mio angolo e osservarlo da un altro punto di vista. 
Buttare pallotte di carta straccia, residui di schizzi eliminati. 
Sgomberare la scrivania da resti di nastro adesivo, gomma e matite temperate,
briciole e vasetti vuoti di yogurt.
Spolverare anche dietro il computer. 
Già che ci sono pulire anche il monitor. 





Sentirmi soddisfatta del mio lavoro. 
Scoprire che lo è anche il mio committente. 
E che comincio ad averne già un po’ di nostalgia. 
Pregustarmi i prossimi incarichi e i progetti futuri. 


Accompagnare il piccolino al parco giochi dopo settimane di reclusione forzata. 
Godermi il suo sguardo scintillante di gioia. 
Ascoltare senza fretta i racconti di scuola.
(Madre snaturata, lo so, ma non c’entra con il post). 




Concedermi un bagno caldo di più di venti minuti contro i due abituali. 
Fare la spesa con calma. 
Preparare un pasto decente e gradito a tutti. 
E mangiarlo senza trangugiare. 




Partecipare a una Messa feriale.
Guardare un telegiornale.
Magari anche un film insieme.
Rispondere a mail giunte mesi fa
(rimandate, non dimenticate).

Avere anche il tempo di riordinare le matite per colore! 



sabato 1 dicembre 2012

Illustratori come Charlie's Angels



Sono trascorsi poco meno di vent’anni da quando, giovane illustratrice naturalistica, lavoravo per le belle e curatissime collane di divulgazione di Jaca Book.

L’inizio era stato un po’ burrascoso. Sprovveduta e ingenua, ero giunta in redazione su appuntamento con qualche disegno sparso in una cartellina.  Indubbiamente, il materiale non era sufficiente a dimostrare quanto potenzialmente avrei potuto fare; rientrai a casa delusa e scoraggiata.

La telefonata per il mio primo incarico giungeva invece inattesa poche settimane dopo, dalla stessa redazione, dando inizio a una lunga avventura.

Tavole grandi e dipinte a mano, a tempera, acquarello e aerografo, con una pazienza infinita e la lente d’ingrandimento a portata di mano per tenere a bada il segno di un millimetrico pennellino da modellismo. Tre settimane, a volte, per una doppia pagina! Tanta soddisfazione, però, e ora una punta di nostalgia del bel rapporto di collaborazione e conoscenza reciproca con la “mia” art director.

Avevo ovviamente un pc a casa, ma la posta elettronica era ancora per pochi, quasi da fantascienza; al limite ci si poteva arrangiare con un fax, nei casi migliori.

Dunque, borsone vuoto in spalla, partivo con treno o pullman, come ai tempi dell’Accademia, e mi recavo a incontrare Caterina che mi consegnava l’incarico per la nuova tavola, spiegandomi con cura cosa mi si richiedeva e riempiendomi il borsone di decine di cartelle (fonti scritte e immagini da cui ricostruire animali ormai estinti) e libri introvabili in biblioteca (non c’era Google, ricordate? Per sapere come fosse fatto un PATRIOFELIS dovevi montare sulla bicicletta, fiondarti in biblioteca, compilare decine di schede, frugare fra gli scaffali, scorrere l’indice, sfogliare, scoprire che l’immagine scovata era assolutamente inutile per comprendere a fondo l’anatomia della bestiola in questione e ricominciare con un altro volume…).




Terminato l’incontro, durato un paio d’ore, immancabile lo spuntino insieme al bar, reso più gustoso da una chiacchierata senza troppa fretta, poi il ritorno a casa con una data per la consegna e i primi schizzi stesi sul pullman, per fermare le fugaci idee visualizzate nella mia mente già durante il colloquio.


Qualche giorno di studi accurati,  ed ecco la matita pronta.

Scansione e invio? Troppo semplice! Arrotolavo il leggero foglio 35x50 nel tubo, acquistavo il biglietto, riprendevo i mezzi e tornavo in redazione. Intuivo subito, entrando, se Caterina fosse in buona o se invece fosse una giornata no perché lei era stanca morta, avendo “fatto la notte” sommersa dai libri nel suo piccolo studio in redazione. Cate osservava con attenzione un po’ burbera la composizione nel suo insieme. “Questa è tonta”, borbottava indicando la traccia curvilinea della riva di uno stagno primordiale. "Sarà da correggere. Il resto va bene", e finalmente un sorriso allentava la tensione. Ci stava un caffè al solito al bar, così ci svegliavamo entrambe. Come sta Gio, come procedono i preparativi per il matrimonio, ti ho trascritto la ricetta delle crêpes…

Di nuovo a casa. La fase del colore era lunga e solitaria, trascorrevano anche quindici giorni. Una mattina, infine, consideravo la tavola finita, la ricoprivo con carta da lucido per proteggerla e la riponevo nella cartelletta 50x70.


M.E. Gonano - A. Del Nevo:
Filogenesi dei Carnivori a vita anfibia
© Jaca Book, 1998


Prendevo appuntamento e il giorno dopo ero di nuovo alla fermata: borsone con quindici chili di libri da restituire e la cartelletta con il suo prezioso contenuto. La tensione era alle stelle: ogni consegna era come passare un esame all’università! Caterina non vedeva l’ora di vedere la tavola… io avevo mille dubbi, "forse avrei potuto rifinire meglio questo o quello?". Lei chiudeva gli occhi come una bambina e sollevava il foglio di lucido prima di riaprirli ed esclamare: “Oooooooooooh!”.

Era andata. I miei dubbi svanivano e finalmente mi rilassavo nel vedere il suo sguardo attento passare da un particolare all’altro gustandosi persino una sfumatura, un riflesso o un angolino sullo sfondo. Bussavamo alla porta del “sancta sanctorum” e, ricevute, mostravamo il lavoro al Grande Capo… Approvato anche da lui. Per festeggiare, un panino insieme. Ho provato le crêpes, mio figlio ha deciso per il Liceo, noi abbiamo scelto i mobili della cucina… Un’ora trascorsa e una nuova data per rivederci in occasione della prossima tavola, fra qualche giorno.




Sono trascorsi meno di vent’anni…
Lavoro in digitale su una collana di editoria scolastica. L’icona della posta elettronica saltella insistente sul desktop: una mail da un mittente a me nuovo, la redazione di un Editore per cui non ho mai lavorato mi chiede in maniera gentilmente formale la disponibilità a una collaborazione, avendo potuto visionare i miei lavori sul web e da precedenti pubblicazioni. Valuto attentamente i miei tempi e le consegne già in programma, prima di rispondere, e scrivo a mia volta una mail cortese e impersonale chiedendo maggiori informazioni sul progetto, su tempi e compenso. Inizia, preliminare all’incarico, uno scambio scritto le cui intestazioni, saluti e firme si semplificano via via; passiamo dal “Lei” al “Tu” senza conoscere nulla, nemmeno il volto e la voce, della persona che da oggi in avanti, per mesi o anni, sarà mia costante e quotidiana interlocutrice pur vivendo a centinaia di chilometri di distanza. Accettati i termini del contratto, mi arriva un pdf con gli impaginati su cui impostare le matite, che a mia volta invio dalla mia scrivania dopo pochi giorni. Silenzio per qualche tempo, mentre faccio altro, poi puntuale una nuova mail mi annuncia l’ok per il colore, con qualche piccola correzione.

Fra una mail e l’altra (su ciascuna delle quali compare alternativamente, in basso, il numero di telefono mio e suo, codice cifrato per un improbabile contatto più ravvicinato) mi domando fugacemente quale volto abbia questa persona di cui ho presente solo il nome e l'icona su Skype, di che colore abbia occhi e capelli, che età abbia (ormai sempre più spesso i miei art director sono più giovani di me), se sia sposata, se anche lei abbia figli, se le piacciano le crêpes, di che umore sia oggi e che cosa mangi nella pausa pranzo… il più delle volte non lo saprò mai. Non c’è probabilmente neppure il tempo per chiederlo.

Mi rendo conto che è tutto più semplice, sì, non mi muovo da casa, ho spesso immediatamente le informazioni che mi servono, non ho più nemmeno i mille dubbi che avevo un tempo nel consegnare una tavola, perché ormai mi sento pressoché sicura di ciò che faccio e delle mie competenze, ma mi manca qualcosa.

Mi torna alla mente la serie televisiva “Charlie’s Angels” che guardavo da bambina: le tre mitiche  agenti che lavoravano fiduciose per un misterioso personaggio di cui conoscevano solo il diminutivo e la voce filtrata dall’apparecchio telefonico…