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domenica 5 maggio 2019

Il Mistero Pasquale


Storia di una vetrata... realizzata in ricordo del 50° di consacrazione della chiesa di San Fiorano a Villasanta.


Il progetto







In lavorazione a cura del M. Mariano Cavenago




La posa (2 maggio 2019)



Primo colpo d'occhio. Lo so, è a rovescio 🤨... diciamo che è una lunga storia!






I progetti partecipanti al concorso






GIOVEDÌ SANTO

In basso al centro sta l’EUCARISTIA, Cristo pane che si dona e si spezza per noi;
accanto, la LAVANDA dei piedi, cioè il Cristo schiavo per amore;
l’acqua che sgorga abbondante dall’anfora anticipa inoltre i riti della notte di Pasqua.
Il colore rosso sul fondo simboleggia Cristo che si fa amore fino alla morte.


VENERDÌ SANTO

Al centro di tutta la vetrata si staglia la CROCE che attraversa i tre giorni del triduo trasformando la propria essenza nei tre momenti del mistero pasquale. Il suo legno si schiarisce via via che si sale verso l’alto.
La Croce ha le sue radici nel pane spezzato del giovedì e cresce come un tronco d’albero lungo il venerdì della Passione.
È legno di morte in cui però scorre linfa di vita e di salvezza, il sangue di Cristo, che vediamo affiorare in queste gocce come da feritoie.
Il colore del fondo ci riporta al viola liturgico della quaresima e della penitenza.


Il braccio orizzontale della croce segna il passaggio dalla morte alla vita. 
È l’attimo misterioso, 
l’ultimo istante del SABATO DEL SILENZIO,
il primo della domenica di Pasqua.


PASQUA DI RISURREZIONE

La Croce-albero dona finalmente i suoi germogli di vita: Cristo è RISORTO, è VIVO, ha vinto la morte!
Nel cielo azzurro cangiante, immagine della promessa vita eterna, risplende il SOLE della risurrezione.
Le FOGLIE D’ULIVO che germogliano dai rami simboleggiano la nuova alleanza fra cielo e terra.
All’estremità superiore, la croce attraversa il cielo ormai bianca, candida, trasfigurata in una luminosa strada… Cristo: la VIA.





































sabato 17 gennaio 2015

Fresco di stampa


Eccolo qui! 
È sempre piacevole ricevere fra le mani in anteprima, fresco fresco di stampa, il frutto di settimane di lavoro!
Edito da San Paolo, un Album da leggere, guardare e completare per ricordare nel tempo il giorno della Prima Comunione.
Dalla fine di questo mese in libreria... da regalare ai vostri bambini e amichetti in occasione del grande giorno!











Per una volta sono anche soddisfatta della stampa, fatta in Italia e con cura: dato per nulla scontato, come ben sanno i miei colleghi illustratori!  ;)


giovedì 6 febbraio 2014

Mamma e Papà


Cari neogenitori alle prese con le prime parole del vostro bébé: siate intransigenti e correggetelo prima che sia troppo tardi. Guai se pronunciasse quali prime, istintive, tenere sillabe, “Ma-ma” e “Pa-pà”, come avviene - stoltamente - da decine di migliaia d’anni (da quando, cioè, la razza umana balbetta) e similmente in ogni lingua e angolo del globo terracqueo. 
Con pazienza e fermezza spiegategli che deve dire “U-no” e “Du-e” (o viceversa) o, genericamente, “Ge-ni-to-re”. 
Questo per evitare gravi traumi futuri e per non urtare "nuove e differenti sensibilità". Anche solo in occasione della compilazione di un modulo per l’iscrizione a scuola. 




Mamma e Papà
Afrikaans: ma, pa
Albanese: mom, baba
Arabo: mom, abbà
Bengalese: mayera, baba
Ceco: maminka, tata
Cinese: mama, bà
Coreano: eòmma, appa
Creolo: manman, papa
Croato: mama, tata
Danese: mom, dad
Ebraico: mom, abbà
Francese: maman, papa
Galiziano: mamà, pai
Giapponese: mama, otosan
Greco: mamà, bampàs
Gujarati: moma, pità
Hindi: mam, pità
Indonesiano: mama, ayah
Inglese: mom, dad
Irlandese: mam, daidì
Islandese: mamma, pabbi
Lettone: mamma, tetis
Nepalese: ama, pitaji
Norvegese: mamma, pappa
Olandese: mama, pa
Polacco: mama, tata
Portoghese: mamãe, pai
Punjabi: mami, daidi
Rumeno: mama, tata
Russo: mama, papa
Serbo: mama, tata
Slovacco: mamicka, otec
Sloveno: mama, oce
Spagnolo: mamà, papá
Svedese: mamma, pappa
Swahili: mama, baba
Tamil: am’ma, tantai
Tedesco: mama – mutti, papa
Vietnamita: me, cha
Yiddish: M’am, t'at
Yoruba: mama, baba
Zulu: umama, ubaba

chissà... vorrà pur dire qualcosa?




lunedì 9 dicembre 2013

Sulla via dei Magi

Grazie alla moderna Cometa tecnologica (leggi, squallidamente: "navigatore"), nonostante una fitta nebbia e il buio calante Gio ed io siamo riusciti a raggiungere il delizioso centro storico di Caravaggio, dove, nell'altrettanto delizioso locale Papa Joe, ha avuto luogo l'inaugurazione della piccola mostra "I Re Magi a Caravaggio". 

Il nostro passaggio è stato brevissimo, proprio come quello di una... meteora, ma sufficiente a cogliere tutti i segni della calorosa accoglienza da parte del carissimo Fabio, sempre sorprendente per il suo entusiasmo e per la sua creatività, e dei gentilissimi proprietari del locale che ci hanno offerto un meraviglioso aperitivo.

Sufficiente anche a vedere finalmente di persona gli amici illustratori del WAI e a reincontrare Roberto Gallon, promotore primo di tutta l'iniziativa in sede Brugherese.

Fabio ha realizzato con le sue mani d'oro (... e incenso e mirra?) tutto il fine allestimento della piccola, magica esposizione. 

Non ho avuto il tempo di scattare foto, dunque vi lascio questi due estratti dalle immagini che gentilissimamente mi ha inviato Ilaria!






Speriamo sia la prima di una serie di mostre collettive del mitico WAI.
Grazie Fabio, grazie Roberto, grazie a tutti!

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Aggiornamento... ecco QUI il resoconto più dettagliato scritto da Ilaria!

lunedì 2 dicembre 2013

I Re Magi a Caravaggio


Inseguendo i Re Magi che inseguono una stella - anzi, in questo caso almeno dieci stelle - eccoci a Caravaggio. Da sabato 7 dicembre. Inaugurazione della mostra domenica 8 dicembre alle ore 17.


Con un grazie particolarissimo a Fabio Facchinetti e Roberto Gallon.






Nell'ambito della mostra, vi segnalo anche il laboratorio creativo per i più piccoli, tenuto dal vulcanicissimo Fabio Facchinetti domenica 15 dicembre alle ore 16, sempre al PAPA JOE (via Roma 22) di Caravaggio.


venerdì 22 novembre 2013

Eden: c'è paradiso e paradiso



Il Concorso per il Calendario Tapirulan 2014, per questa edizione dal tema “Eden”, mi ha dato l’occasione per qualche piccola riflessione. 

Le illustrazioni proposte possono essere collocate, a livello di lettura tematica, in due categorie: 

- Eden come luogo della tradizione biblica (Gn 2), il cosiddetto Paradiso Terrestre, dimora della neo-creata umanità; 

- Eden visto come pura esperienza positiva, personale o collettiva, slegata dall’originario contesto biblico. 

Nell'ambito della seconda chiave di lettura, le possibilità erano ovviamente libere e infinite: "Eden per me è…"  ciò che più amo, la condizione in cui mi percepisco totalmente e serenamente "me stesso", la massima realizzazione e pienezza di sé. 

Riguardo all’interpretazione più classica, invece, ho colto una diffusa ignoranza (... non-conoscenza!) circa il tradizionale mito del Giardino dell’Eden. Questo da un lato non mi ha stupito, poiché accade purtroppo molto spesso, soprattutto quando ci si addentra nella sfera religiosa e in particolare cattolica, ma mi ha fatto comunque pensare a quanti "luoghi comuni" lasciamo correre quotidianamente. 
Ogni illustrazione partecipante era, come è noto, accompagnata da una nota dell’Autore che ne motivava la scelta iconografica. Non ho i numeri alla mano (le ho lette tutte, senza ahimè contarle), ma posso assicurare che davvero molte, fra le immagini legate al tema dell’Eden biblico, partivano da presupposti errati, rivelando molta confusione riguardo al Paradiso Terrestre. 

Qualche esempio. 

- Confusione tra l’Eden (Paradiso Terrestre, appunto: il creato vergine, la Terra delle origini descritta come splendido giardino) e il Paradiso escatologico, realtà che per il credente attende l’uomo redento dopo la morte. 

- Come conseguenza a questa prima svista, nasce l’erroneo abbinamento Eden – Inferno… mentre è ovvio che non abbiano nulla a che fare l’uno con l’altro: l’Inferno è in contrapposizione al Paradiso, non all’Eden. 

- Confusione tra l’Albero della Vita (descritto in Gn 2, 9 come posto da Dio al centro del “giardino”) e Albero della Conoscenza del Bene e del Male (sempre Gn 2, 9). Non sono in realtà la stessa cosa: il primo è simbolo d’immortalità, il secondo rappresenta la facoltà di decidere da sé cosa sia bene e cosa sia male. 
In questo prezioso simbolo sta il senso di tutto ciò che avviene in seguito. Dio, che ha in sé la chiave del Bene e del Male, dona all’uomo appena creato la possibilità di vivere eternamente secondo la bontà del suo precetto chiedendogli di fidarsi e, tuttavia, lasciandolo libero. L’albero non è nascosto, è lì. Dio è trasparente, non nasconde parte di sé alla sua creatura, le chiede solo – come un padre chiede al figlio piccolo – di fidarsi della sua sapienza. L’uomo (è ciò che accade a ciascuno di noi, fin da bambini, quando appunto ci ribelliamo alle indicazioni del papà o della mamma che pure agiscono per il nostro bene!) rivendica il diritto di decidere da sé cosa è bene per se stesso e agisce di conseguenza, dando luogo alla disarmonia dell’universo intero… è una catena. Dal primo “no” della nostra coscienza personale, simboleggiato in Genesi dalla raccolta del frutto, nasce il conflitto permanente, la vita disarmonica dell’umanità intera (dalle piccole incomprensioni domestiche agli atti criminali, fino alle guerre, alla fame collettiva e alla disastrosa mancanza di rispetto per il nostro stesso pianeta). 
Esistono, in sintesi, leggi primarie – condivisibili anche dai non credenti o dai fedeli di religioni differenti dal Cristianesimo - che non possono essere violate senza causare una catena di situazioni negative per l’umanità. 

- Confusione, infine, tra l’Albero stesso della Conoscenza del Bene e del Male, di cui sopra, e un inesistente quanto fuorviante “Albero della Conoscenza” (punto). Diverse note degli Autori concorrenti fanno, infatti, riferimento ad un presunto divieto, da parte di Dio (leggi: Chiesa) all’uomo, di conoscere la realtà, di avvicinarsi alla cultura, quando per secoli la cultura è stata tramandata con pazienza infinita proprio attraverso i manoscritti nei monasteri (cattolici e non). Ragione (conoscenza, cultura) e Fede sono complementari e necessarie, entrambe, a comprendere con pienezza – fin dove giunge il limite umano – la realtà della nostra vita. E Dio nessun veto ha mai posto in tal senso, anzi: sempre in Gn 2, 19-20, proprio Dio lascia che sia l’uomo a “dare il nome” a ciascun essere vivente della Terra (possiamo ampliare il concetto ad ogni realtà), ossia a conoscerlo, “catalogarlo”, prendersene cura a propria discrezione. Simbolo, questo, della primordiale "scienza" umana, destinata a crescere nel progetto stesso di Dio. 
Qualsiasi ostacolo storico alla conoscenza intesa come uso dell'intelligenza e della cultura è a sua volta frutto di un egoismo umano (in sostanza, il tentativo di singole coscienze, o cerchie ristrette, di mantenere controllo e potere sul resto dell'umanità) e non certo di una volontà divina.


San Girolamo nel suo studio -
Domenico Ghirlandaio


Lascio ad altri il compito di commentare le scelte stilistiche della giuria del concorso; mi premeva solo fare un po' di luce, nel mio piccolo, su questi equivoci "paradisiaci"... 
Approfitto, invece, per ringraziare tutti coloro che hanno apprezzato il mio solitario e silenzioso Adamo!

Alla prossima sfida...

Una delle tante versioni preliminari
della mia illustrazione "Tempo di scelta".
Acrilico e matita su carta.





mercoledì 11 settembre 2013

Tenerezza

Quando "cinque" ne val proprio la  pena!


Noi genitori avevamo un impegno fuori casa in un orario pessimo, giusto all'ora di cena. Avevo lasciato qualcosa di pronto per i ragazzini.

I nostri "cuccioli", piccoli e grandi uniti e affiatati, ci hanno fatto trovare a sorpresa, al nostro ritorno, la tavola apparecchiata al lume di candela sul terrazzo e una cenetta tutta preparata da loro, dall'antipasto ai tortini di frutta, terminando con buonissimi dolcetti al cocco appena sfornati e accompagnati da cacao, uva e cannella. Con tanto di cigni origami e menu stampato, un piccolo efficientissimo Maître di sala e musica classica in sottofondo.
Il tutto preparato in meno di due ore, in occasione del nostro anniversario di matrimonio.

Che dire? Commozione infinita e un grande GRAZIE per il dono dei nostri figli...




giovedì 27 giugno 2013

I Re Magi a Brugherio




Direttamente dalle mani di Roberto Gallon, ideatore di tutta l’iniziativa, lunedì scorso ho ricevuto una “scintillante” copia del libro “I Re Magi a Brugherio”. 

Il volume raccoglie 21 fra racconti e poesie scritti da alunni dell’Istituto Comprensivo di Brugherio, scelti fra 80 partecipanti al concorso letterario che aveva per tema il Viaggio dei Re Magi. Per la storia, fra leggenda e realtà, delle reliquie dei Magi a Brugherio, vi rimando alla relativa pagina del sito del settimanale “Noi Brugherio”.

L’illustrazione di 10 racconti è stata affidata agli illustratori "sarmediani" del W.A.I. - Week End Artistici Itineranti (con un paio di new entries!) e ne è nata una piccola, fresca e imprevedibile pubblicazione. 

Illustrazioni di
F. Facchinetti, S. Gessaga, L. Costanzi,
I. Christandl, I. Mozzi, S. Selici, M.E. Gonano,
C. Buccheri, N. Ugliano, R. Bossù

Degni di nota, per la loro consueta profondità, i commenti di suor Maria Gloria Riva a ciascuna illustrazione.

Qui le iniziative che hanno accompagnato fra maggio e giugno la celebrazione del Quattrocentesimo anniversario della Traslazione delle Reliquie a Brugherio.










giovedì 24 maggio 2012

Un disegno speciale


Oggi racconto di un disegno speciale. Non è un’illustrazione, ma indubbiamente è l’opera più grande e misteriosa cui io abbia contribuito… almeno un po’!
Cinque anni fa nasceva infatti il nostro piccolo, mitico G.
Vi faccio parte della sua storia con queste righe scritte allora, in occasione di una testimonianza che mi fu chiesto di portare, da cui traspare come vivemmo quest’avventura sorretti da tanti veri amici, nonostante tutto in un’atmosfera di fede e di speranza che non avevo mai sperimentato con simile intensità prima di tali eventi. Ho deciso, nonostante ne fossi fortemente tentata, di non "ritoccare" il testo, lasciando che emergano gli stati d'animo così come li abbiamo sperimentati, anche perché credo che se non avessi avuto il dono di vivere quella situazione con quell'atteggiamento, sarebbe stata ben più dura.
Non so dire se ne saremmo ancora capaci, ma non dimenticherò mai quei mesi e, infine, quel giovedì 24 maggio 2007…



"I nostri figli sono un dono.
Ognuno di loro è stato da noi desiderato e domandato, non senza timori e di certo non con incosciente leggerezza, ma soprattutto è stato accolto.
Ogni bimbo ha portato con sé dal mistero qualcosa di nuovo e inimitabile che ha fatto - e fa ogni giorno - più "ricca" la nostra famiglia.
Certo, non sempre si ha la certezza di avere in sé abbastanza amore e abbastanza risorse quando le loro domande si fanno grandi, i loro dubbi veri, e tu che sei il loro "tutto" sai, in fondo, di essere poco più di niente.
Non è sempre scontato gioire di una simile fortuna, ma è proprio nei momenti in cui tutto è più difficile che la verità viene lentamente e sorprendentemente a galla... "

Così scrivevo in occasione della Giornata per la Vita del 2006.
Gli eventi che hanno poi segnato le nostre vite negli ultimi mesi mi sono parsi legati da un filo invisibile.
Lo scorso settembre, la sorpresa di una nuova vita. 
Questa volta non domandata, ma giunta tanto inattesa quanto improbabile, e sicuramente sconvolgente.
I programmi erano proprio altri: il mio lavoro appena ripreso a primavera dopo l'ultima maternità, le nuove attività intraprese come coppia e come famiglia... 
Proprio in quei giorni, infatti, il colloquio, qui a casa nostra,  con un responsabile del Movimento per la Vita: da anni avevamo il desiderio di mettere la nostra piccola esperienza di genitori al servizio di chi - per una ragione o per l'altra - si trova in serie difficoltà a causa dell'arrivo imprevisto di un figlio, o nel dubbio se proseguire la gravidanza sapendo di attendere un figlio non sano.
Era finalmente il momento giusto: "la piccola comincia ad essere indipendente, abbiamo un po' più di tempo...".

Così pensavo, fin verso il 20 settembre.
La primissima reazione all'inatteso annuncio del test di gravidanza è stata di smarrimento...  "e adesso?".
Per la prima volta ci siamo calati nei panni di quei genitori che ci eravamo messi in mente di sostenere e incoraggiare!
Abbiamo già quattro figli ancora relativamente piccoli... come organizzarci, anche nella semplice vita quotidiana, con un quinto? Invece che poter essere finalmente d'aiuto ai nostri genitori, ancora una volta ci troviamo a dover dipendere per certi versi da loro... "La piccola ha la febbre, non posso andare a prendere gli altri a scuola, ci vai tu?"... Tanti piccoli imprevisti che condizionano e bloccano le nostre e loro giornate, una dopo l'altra: siamo in ballo ormai da dieci anni!
La sera stessa abbiamo fatto irruzione in casa del nostro Parroco don Eligio: d'istinto abbiamo desiderato condividere con lui, fin dai primissimi istanti, questo cammino del quale ci sembrava di scorgere, inizialmente, più le difficoltà che le gioie. Avevamo l'insondabile, ma netta sensazione che questo sarebbe stato in qualche modo un bimbo speciale, anche solo perché sembrava un po' "venuto da chissà dove".
Nel darci la sua benedizione, don Eligio ha voluto consegnarci questo messaggio:
"Un giorno capiremo il perché dell'arrivo di questo bambino".

È bastato poco, solo qualche ora, perché la gioia venisse a prendere il sopravvento sul timore.
Si trattava solamente, ne ero certa, di tenere duro i primi mesi di gravidanza, periodo nel quale sono sempre stata molto sofferente, e poi ce la saremmo cavata benissimo!
Anzi, ho pensato, ho l'occasione di offrire questo momento di difficoltà per qualcosa di buono: perché tutto proceda bene, anzitutto, e per qualche altra intenzione...
E dicembre, il quarto mese, è arrivato in fretta, forse più in fretta delle altre quattro volte. 
Solo che ho il piccolo inconveniente di essere nata più di 35 anni fa!

Mi permetto di aprire qui una piccolissima parentesi. Sappiamo bene quale sia la mentalità corrente: la diagnosi prenatale sta diventando sempre più sofisticata e questo in parte è sicuramente cosa buona, permettendo in alcuni casi di intervenire in modo favorevole e di risolvere al meglio situazioni un tempo irrecuperabili.
Ma il fatto che le indagini "extra" (ecografia di 2° livello e abbinata amniocentesi) rivolte alle mamme meno giovani siano proposte proprio poco prima che il cosiddetto "aborto terapeutico" - terapeutico per chi? - sia a tutti gli effetti un parto prematuro, pur rientrando paradossalmente nei termini di legge, non è certo un caso.
Intorno alle 16-18 settimane all'esame ecografico si riesce a vedere ormai abbastanza... e appena in tempo. 
Ecco che, in realtà un po' titubante, mi sono lasciata passivamente inserire nel protocollo, con la ferma intenzione, tuttavia, di sottopormi solo all'innocua ecografia (tanto sono sicura che andrà bene...) e non all'amniocentesi, per rifiutare la quale è stata necessaria la mia firma.
Il papà non era d'accordo: sentiva che quell'ecografia in più sarebbe stata solo fonte di ansia.

19 dicembre, giorno dell'esame. Da una settimana comincio a stare bene; inizio finalmente a godermi il pensiero del nuovo bebè e i suoi primi movimenti percepibili che mi fanno compagnia.
Sola sul lettino nella penombra dell'ambulatorio ecografico (senza Gio accanto, per una serie di sfortunate coincidenze) sono sopraffatta dall'improvviso, cupo silenzio del medico che sta osservando le misteriose immagini del  mio bambino sullo schermo, soffermandovisi per un tempo troppo lungo e sospetto.
So che altre mamme vi sono passate e conoscono queste sensazioni per averle sperimentate sulla propria pelle.
Vorresti chiedere e non osi: d'un tratto sai che ciò che ti sentiresti rispondere è quanto in realtà non vorresti assolutamente sapere. E allora taci anche tu.
Ma la notizia giunge, inesorabile, pochi minuti dopo e, malgrado tutta la delicatezza del medico nel comunicartela, ti ricorda qualcosa... qualcosa come una spada che trafigge l'anima.   
"Il tuo bambino ha troppo liquido nei ventricoli cerebrali... così tanto che comprime e non lascia crescere e sviluppare il suo piccolo cervello... non si può essere certi di nulla, al momento:  può essere un'ostruzione, un'alterazione genetica, non è escluso che ci sia così tanto liquido perché il cervello non è  cresciuto sin dall'inizio e il liquido ne occupa tutto lo spazio... E' impossibile saperlo adesso, bisogna fare altri esami...". 
Ascolti ormai a mala pena. Ti sembra di sapere già abbastanza. Nulla appare più tragico della malattia o la morte stessa del tuo piccino.

Tornando verso casa sentivo di appartenere già ad un'altra dimensione, un mondo parallelo a quello in cui avevo vissuto sino a un'ora prima; quello nel quale, sotto alle luminarie, impazzavano il traffico e le frenetiche corse pre-natalizie.
"Ci sono i bambini da ritirare a scuola e da accompagnare alla novena e alla recita scolastica...". Tutto scorreva fuori di me in una normalità ormai priva di senso.
La sofferenza o la morte di un figlio appare infatti come il non-senso in assoluto: è il dolore cui nessuno può essere preparato... per la natura stessa del legame genitore-figlio. Il genitore è tramite di vita, è chiamato in quanto tale a custodire, crescere, sostenere quella piccola vita che gli è affidata, non a vederla deteriorarsi o svanire prima della propria.

Riapro solo per un attimo la stessa parentesi di poco fa. Non ho idea di cifre e statistiche, né mi pongo - io - a giudicare cuori angosciati al pari del mio, ma credo di poter immaginare che non pochi, fra i bambini le cui mamme ricevessero una simile sentenza apparentemente senza speranza, entro pochi giorni non sarebbero più. 
Le pressioni, più o meno esplicite, più o meno consapevoli, in questa direzione, sono fortissime e per chi non vive già in un àmbito di fede non è facile sottrarvisi. Ci si trova a dover essere "forti" per il piccolo, per se stesse e per i propri cari contemporaneamente, in un momento in cui si avrebbe solo bisogno di essere sorrette a propria volta. 

La mia prima, immediata reazione, nello sgomento che mi avvolgeva, è stata quella di proteggere questo piccino. Nonostante tutto, dovevo fare in modo che potesse stare  meglio possibile. 
Ricongiunta finalmente tutta la famiglia (la sera della diagnosi il papà aveva il turno di notte in reparto ed ero rimasta nuovamente sola), ci siamo trovati a sentirci più uniti che mai in questa nuova situazione e in questo stesso proposito.
Abbiamo anzitutto preferito non nascondere ai nostri bambini le difficoltà in cui si trovava il fratellino, facendo comprendere loro, nel modo più delicato possibile, che tutto ciò che potevamo fare al momento era pregare per lui, affidandolo a Chi - solo - poteva risanarne il corpo e soprattutto sostenerci ed indicarci il senso di quanto stavamo vivendo.


Mi sono chiesta, ripetutamente, se avessi il "diritto" di domandare la grazia della guarigione di questo piccolo, o se dovessi semplicemente rassegnarmi, fin da subito.
La risposta è nel Vangelo stesso. Possiamo e dobbiamo chiedere "tutto", senza mai dimenticare quel "sia fatta la tua volontà". 
È difficile, estremamente doloroso, recitare il Padre Nostro quando non si è certi di quale sia tale volontà.
Ma non c'è altra possibilità, altra verità che affidarsi completamente.
Ho dentro di me la certezza della possibilità del "miracolo", dell'intervento soprannaturale, ma anche la consapevolezza che esso può essere solo domandato. Con tutta la mia fede, la mia forza, sì, ma solo domandato e non preteso.
Credo, insomma, nell'onnipotenza di Dio, ma so che posso affidarmi solo alla sua misericordia.
A cominciare da me e mio marito, insieme ai bambini e ai parenti più stretti, fin dalla prima sera non abbiamo mai smesso di rivolgere a Dio la nostra supplica tramite l'intercessione dei beati e santi a noi più cari, Louis e Zélie Martin, Attilio Giordani... sostenuti dalla preghiera assicurataci con fede e affetto da tutti coloro che ci incontravano.

Erano i giorni - e le notti - di Natale. 
Un Natale di contraddizione, per noi, ma forse il più vero che ricordiamo. 
Solo il Bambino che sta per nascere e sua Madre che lo porta in grembo (era per me facile immedesimarmi), ma un Bambino segno di contraddizione per molti. 
E il nostro bambino, giunto "inatteso" e sofferente, è divenuto per noi fonte di nuova unione e di revisione di tutta la nostra vita.

Ci siamo anche resi conto di avere bisogno di aiuto. Dell'aiuto di tutti, a partire dalla Comunità Parrocchiale di cui siamo parte da sempre, da chi condivide con noi o ci accompagna nel cammino delle Scuole - materna ed elementare - frequentate dai nostri bambini... fino a chi vive ora lontano da qui eppure ci è ancora tanto vicino.
Ho cercato di superare il timore di chiedere, di condividere, che spesso assale quando si è così schiacciati dalla paura, dalla sofferenza.
E la risposta è stata immensa, partecipe, calorosa, inaspettata. 
Ho in mente - e nel cuore - ogni singolo volto, ogni singola parola rivoltaci in quelle settimane. Abbiamo sentito tangibile l'abbraccio nella preghiera di tutti, a scuola, in chiesa e nelle strade del quartiere, come mai ci era accaduto, e ne siamo rimasti veramente commossi.
Abbiamo potuto scoprire come la nostra sia una comunità viva e colma di persone sante, di una santità umile e nascosta... persone che magari conosciamo sin da bambini o che sono giunte qui da poco... Ognuno ci ha portato qualcosa di sé.
Mi sono infine chiesta cosa potessi fare io di concreto, oltre a pregare, per aiutare questo piccino... ma non c'era una medicina da prendere. E non sarebbe servito nemmeno donare la mia vita fisica per la sua, come ha fatto Santa Gianna Beretta per la sua bambina...
L'unica cosa che mi è venuta in mente è stata quella di donare almeno gli aspetti della mia vita che potevano finora essere fonte di pura gratificazione, ma non essenziali; ho deciso, ad esempio, di lasciare per il momento il lavoro, così da avere più tempo e risorse da dedicare agli altri miei bambini e alla preghiera stessa.

E  ora?
Alle prime visite ci dissero - pur con estrema delicatezza - che il "meglio" che potevamo attenderci era un ritardo mentale medio-alto, fino addirittura alla morte poche ore o giorni dopo la nascita nel caso in cui l'idrocefalia fosse dovuta alla mancata formazione od evoluzione del parenchima cerebrale.
Fra le tante parole ascoltate in quei primi giorni di angoscia, mi sono aggrappata a quelle di un medico collega di mio marito: "I miracoli ci sono"...
Il sottile, compresso parenchima cerebrale è emerso dal "buio" il 22 dicembre, al terzo, accuratissimo esame (il terzo in quattro giorni, presso due ospedali diversi). 
Il piccolo G. è stato seguito costantemente, in questo suo difficile cammino, negli ambulatori di diagnosi prenatale dell'ospedale della mia città, da una dottoressa che ci ha accompagnati con delicatezza e professionalità non comuni. 
Ogni mese circa mi sono sottoposta ad una nuova ecografia, più una risonanza magnetica fetale, per monitorare millimetricamente la dimensione e lo sviluppo del cervello e dei ventricoli cerebrali del piccolo. I medici non si sbilanciavano riguardo alla prognosi, anche perché a gennaio riscontrarono una agenesia del setto pellucido che poteva essere indice di ulteriori anomalie (displasia setto-ottica oppure oloprosencefalia).

G. è nato nei primissimi minuti del 24 maggio 2007, giorno di S. Maria Ausiliatrice, con un taglio cesareo d'urgenza a causa di un distacco di placenta e conseguente diminuzione del battito cardiaco fetale durante il travaglio. Fino all'ultimo, dunque, la sua vita è parsa davvero attaccata a quel filo che veniva da lontano. Anche un nodo vero nel cordone ombelicale, lì come una minaccia nascosta da settimane o mesi, a ricordarci come non siamo che esili canne battute dal vento.
Ma la grazia tanto chiesta e attesa pare esserci stata concessa: G. per ora sembra stare bene e reagire come un qualsiasi neonato sano. Il nostro stupore e la nostra gratitudine sono infiniti, consci come siamo dell'assoluta gratuità di questo dono. 
Da parte nostra solo l'affidarci senza riserve, noi stessi come bimbi bisognosi e indifesi; da parte di Colui che dà la vita, "tutto".

La grazia non riguarda solo la salute di G.: questi cinque mesi di angoscia alternata alla speranza hanno visto rafforzare la nostra fede e quella delle persone a noi più care, riunire un'intera comunità parrocchiale intorno a una famiglia in difficoltà... tanti piccoli miracoli di cui non resta che essere grati per sempre.
Ci sembra di cominciare ad intuire "il perché dell'arrivo di questo bambino"...
Ringraziamo tutte le persone e le comunità che ci hanno sostenuti con la loro preghiera (da ben quattro continenti...) e la loro vicinanza.
                             Giugno 2007

Torniamo al presente per terminare la storia...
G. compie oggi cinque anni. E' un bimbo incredibile. A tredici mesi sapeva canticchiare la melodia della ninnananna, a due anni riconosceva e scriveva i numeri, a due anni e mezzo scriveva le sue prime parole. Ora legge speditamente e con espressione libri pensati per bambini molto più grandi di lui. 
Ma al di là di quanto sappia "fare", che riporto solo per rassicurare tante mamme in ansia per la salute dei loro piccoli, e al di là di come possa essere interpretata la sua storia, secondo la sensibilità e il vissuto di ciascuno, è quanto di più stupefacente ci sia mai capitato, ed oggi voglio rinnovare il mio GRAZIE. 
Auguri!